Se in Italia il dibattito è aperto e la soluzione sembra lontana, come funziona il salario minimo negli altri Paesi europei? Vediamo nel dettaglio la situazione e i diversi modelli adottati dagli stati dell’Unione.
In Italia il dibattito sul salario minimo è molto caldo. Il Governo guidato da Giorgia Meloni, che sembrava inizialmente contrario, ha inaspettatamente aperto al dialogo. Un’apertura che non ha, però, trovato grande sostegno da parte delle opposizioni. Il motivo? Il presidente del Consiglio ha spiegato che la sua volontà è quella di “avviare un serio confronto nella sede preposta a farlo per Costituzione e cioè il Cnel. Un confronto celere, da concludersi in 60 giorni con una proposta concreta sul tema del lavoro povero, non solo sul salario minimo. Con questo metodo e una tabella di marcia certa, possiamo arrivare prima della legge di Bilancio a una proposta di legge condivisa con le parti sociali, un testo efficace, basato su dati reali, che possa veramente rispondere a chi cerca un lavoro e a chi ce l’ha ma non è sufficiente per una vita dignitosa“. Il Partito democratico, così come Azione, Italia Viva e Sinistra italiana avrebbero preferito che il dibattito su un tema così delicato si svolgesse in Parlamento, ma sembra che, in questo senso, non ci siano spiragli. In attesa di nuovi sviluppi, le opposizioni hanno comunque deciso di lanciare una raccolta firme che ha già riscosso un discreto successo.
Se in Italia la situazione, allo stato attuale, è quella di cui vi abbiamo dato conto, come funziona negli altri Paesi dell’Unione Europea? Partendo dai numeri, nel Vecchio Continente sono 22 su 27 gli Stati che hanno un salario minimo. Nel 2022 una direttiva Ue ha previsto l’obbligo a meno che la contrattazione non copra almeno l’80% dei lavoratori. Oltre all’Italia, tra i Paesi Ue che non prevedono una soglia minima nazionale ci sono Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia. Per il resto, il salario minimo è presente in tutti gli stati, anche se le differenze sono notevoli da Paese a Paese.
Basti pensare che Eurostat classifica i Paesi europei in tre diversi gruppi. Quelli con un salario minimo nazionale superiore a 1.500 euro al mese: Lussemburgo, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda e Francia. Il secondo gruppo è composto dai Paesi con un salario minimo nazionale superiore a 1.000 euro ma inferiore a 1.500 al mese: Spagna e Slovenia. Il terzo gruppo è composto dai Paesi con un salario minimo nazionale inferiore a 1.000 euro al mese: Cipro, Grecia, Portogallo, Lituania, Malta, Polonia, Cechia, Estonia, Slovacchia, Croazia, Ungheria, Lettonia, Romania e Bulgaria.
Ora che abbiamo un quadro generale della situazione, entriamo nel dettaglio e vediamo le singole cifre per ogni Stato con salario minimo:
Come detto, le differenze sono abbastanza nette tra un Paese e l’altro. In Italia il dibattito ruota attorno alla cifra di 9 euro l’ora. Serve, però, attendere per vedere dove porterà il dibattito politico.
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