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Omicidio di Voghera: cos’è la depressione post partum?

Secondo i parenti di Elisa Roveda, che ha ucciso suo figlio di un anno, la donna da qualche tempo soffriva di depressione post partum. Ma di cosa si tratta? Scopriamone i sintomi e come provare ad affrontarla.

L’omicidio di Voghera sta scoinvolgendo tutta Italia. Ieri, venerdì 14 luglio, una donna, Elisa Roveda, ha strangolato fino ad ucciderlo Luca, il figlio di un anno. Roveda, impiegata di 45 anni, dopo aver ucciso il figlio si è barricata in casa. Quando è arrivata sul posto la nonna, è stata lei a chiamare i soccorsi, rivelatisi purtroppo inutili. La madre è stata, quindi, trasportata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale San Matteo di Pavia, dov’è piantonata a vista. Suo padre, Marco Roveda, ha riferito ai giornalisti presenti sul luogo del delitto, che la figlia da mesi soffriva di depressione post partum. Di cosa si tratta?

Depressione post partum: di cosa si tratta?

Il ministero della Salute spiega che “uno dei periodi della vita a maggior rischio per le donne è rappresentato dalla gravidanza e dal post partum. Studi epidemiologici condotti in nazioni e culture diverse evidenziano che la depressione post partum colpisce, con diversi livelli di gravità, dal 7 al 12% delle neomamme ed esordisce generalmente tra la 6ª e la 12ª  settimana dopo la nascita del figlio, con episodi che durano tipicamente da 2 a 6 mesi. La donna si sente triste senza motivo, irritabile, facile al pianto, non all’altezza nei confronti degli impegni che la attendono“.

ElImmagine | Pexels @Stock Snap – 15giorni.itEsiste, però, una sostanziale differenza. Nella maggior parte dei casi, tra il 70 e l’80%, si tratta di quello che viene definito baby blues. Non si tratta di uno stato patologico e non vi è necessità di uno strutturato intervento terapeutico (farmacologico o psicoterapeutico), perché questo stato di disagio tende a rientrare spontaneamente in tempi brevi (circa due settimane). La restante parte, però, deve invece fare i conti con una vera e propria depressione che, sempre secondo i dati del ministero, risulta ancora presente nel 50% delle madri dopo sei mesi e nel 25% delle madri dopo un anno.

Quali sono gli effetti di questa depressione? “La depressione post partum, se non riconosciuta e trattata, interferisce con le abilità della donna di instaurare un interscambio di comportamenti e di emozioni con il suo bambino e con l’attaccamento, capaci di prevenire le conseguenze negative a lungo termine sullo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del bambino“, aggiunge il ministero. Una condizione che, nei casi più gravi, può contribuire a episodi come quello di Voghera.

 

Gianluca Pirovano

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